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I rossi libanesi

La storia del vino in Libano è dunque strettamente legata al succedersi delle influenze delle culture nel corso dei secoli. Anche la storia della religione e le leggende bibliche ne fanno da testimoni. Sembra infatti che fu Noé a piantare la prima vite quando si fermò sul Monte Saninno. 

Il Libano gode di condizioni a livello geomorfologico e climatico assolutamente favorevoli alla viticoltura e la coltivazione della vite ha origini antichissime, importata dalla Babilonia almeno 5000 anni fa e sviluppatasi grazie ai fiorenti commerci con l’Egitto. Le uve utilizzate per la vinificazione dei vini libanesi sono soprattutto i vitigni internazionali importate in origine dalla Francia o le sue colonie. La produzione libanese è costituita in gran maggioranza da vini rossi (75%). Lo Syrah rappresenta il 20% della superficie vitata, seguito dal Cabernet Sauvignon e Franc, Cinsult, Grenache, Merlot, Carignan, Alicante come vitigni a bacca nera. Esistono anche alcuni vitigni autoctoni, che derivano in linea diretta da tipologie dell’epoca fenicia, come l’Obeidi, simile allo Chardonnay, il Merwah e l’Aramon varietà utilizzate anche per distillare l’Arak, il liquore nazionale, un distillato di vino aromatizzato all’anice e servito diluito con acqua e ghiaccio. Con l’Obeidi e il Merwah si produce il “Château Musar Blanc”, uno degli attuali vini Libanesi più affermati. 

 Oggi la produzione del vino in Libano è una realtà dinamica e in continua crescita, che ha visto nel giro di 10 anni moltiplicarsi il numero di cantine.